Esperienza presso la Pro Infirmis

Pubblicato: Lunedì, 19 Luglio 2010

Riflessioni di un obiettore di coscienza dopo il primo periodo d'impiego presso la Pro Infirmis
UNIAMOCI CONTRO OGNI FORMA DI STRAPOTERE

Ho appena concluso il mio primo periodo di servizio civile, della durata di 6 mesi, presso la Pro Infirmis di Massagno.
Prima di fare domanda di servizio civile avevo già fatto la scuola reclute e due corsi di ripetizione.
Ho mandato la domanda per entrare nel servizio civile l'8 marzo del 1999: sono stato successivamente convocato per il colloquio personale il 15 giugno e la decisione mi è arrivata il 6 di luglio.
Su un totale di 237 giorni di servizio civile una parte sono stato costretto a svolgerla entro la fine del 2000.
Ho cominciato così il servizio l'8 di maggio, e l'ho concluso il 31 ottobre del 2000.

Il mondo sconosciuto degli andicappati
L'esperienza è stata molto positiva sotto tutti gli aspetti. Presso la Pro Infirmis ho imparato a svolgere piccole mansioni organizzative in ufficio; ho visto quali sono i compiti degli operatori sociali, vivendo con loro quotidianamente i problemi inerenti la politica sociale; sono stato a contatto con l'utenza, un mondo che per me era sconosciuto: persone con i più svariati handicap, dai più lievi ai più gravi, che devono far fronte ogni giorno alle difficoltà che l'handicap impone loro e districarsi in questa società fondata sull'efficienza e che poco tiene conto delle esigenze di coloro che hanno semplice-mente altri ritmi.
La maggior parte del mio tempo lo dedicavo all'accompagnamento degli utenti: periodicamente stavo con delle persone disabili per aiutare le famiglie e concedere loro un po' di tempo libero; siccome il mio periodo di servizio civile combaciava con le vacanze estive, ho pure accompagnato degli invalidi in vacanza (sia al mare che in montagna).
Grazie a questa esperienza ho preso coscienza di una parte della realtà sociale del nostro paese, cosa questa che non mi sarebbe stata possibile se continuavo a concedere il mio tempo all'esercito.

L'impegnativa scelta di obiettare
La scelta di essere obbiettore e di effettuare il servizio civile la considero una questione del tutto individuale; mi ha permesso di uscire dalla macchina infernale del militare nel modo più dignitoso e allo stesso tempo in maniera molto impegnata.
Dignitoso poiché ho cercato di rispettare le leggi vigenti senza scegliere percorsi più facili e meno leciti per ovviare il militare (come il farsi scartare). Inoltre mi è parso l'unico modo per non sovvenzionare l'esercito con le tasse militari.
Impegnata in quanto ho dovuto affrontare un procedimento selettivo imposto da uno Stato retto da una potente borghesia che concede la libertà solo quando i suoi interessi non sono messi in gioco:
Per l'ammissione al servizio civile ho dovuto motivare dettagliatamente per iscritto cosa mi ha spinto a cambiare idea, documentando il tutto con un minuzioso curriculum vitae. Non contenti, una commissione di esperti mi ha interrogato oralmente, cercando di scoprire se non ero un falso obbiettore o un sovversivo. Non è forse questo un modo per lo Stato di controllare i propri cittadini ? Di valutare, durante un periodo di prova (dall'approva-zione della legge sul servizio civile ad oggi), se effettivamente concedere ai suoi cittadini un'alternativa di scelta tra il servizio militare e quello civile?

I rischi di un'eventuale libera scelta
Tra non molto il servizio civile sarà realmente alternativo al militare. La cosa non mi rallegra affatto, in quanto da un lato sembra che finalmente lo Stato riconosca la volontà di chi non vuole essere un militare, ma dall'altro rimane la necessità di avere un esercito efficiente, fatto di professionisti, pronto più che mai a difendere pochi potenti. Separare le due forze significa rafforzare il potere militare e indebolire la lotta: coloro che sono contrari al sistema si sentono appagati perché finalmente possono scegliere, ma nel contempo c'è il rischio che si rimane più mansueti e disuniti. L'individualismo è il risultato della nostra società e la base del capitalismo totalitario e imperialista.

Il significato dell'essere obiettore oggi
Essere obiettore deve quindi assumere un significato differente e più ampio: è necessario affrontare un discorso che coinvolga tutti in una lotta permanente alle istituzioni militari, alle macchine da guerra, alla polizia di stato borghese, all'imperia-lismo galoppante. Essere obiettore significa di conseguenza essere contro la globalizzazione, il neoliberismo, la deregolamentazione dell'economia, la xenofobia, l'emarginazione, lo schiavismo, lo sfruttamento, la disuguaglianza, l'arroganza e ogni altra forma di strapotere del più forte sul più debole. Essere obiettore significa essere contrariati, e per questo bisogna cercare di unirci per pensare ad un'altra forma di vita sociale basata su valori positivi: l'obbiettore possiede una sua coscienza individuale che gli ha permesso di lottare per non fare il militare; questa coscienza individuale deve servire per aiutare a formare una coscienza collettiva, sempre più estesa e sempre più forte, unendosi e condividendo le lotte con altre realtà antagoniste.
Daniele Walder
(da Obiezione! no. 40, Marzo 2001)

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