Esperienza all'estero

Pubblicato: Lunedì, 19 Luglio 2010

Dopo la Colombia la Bolivia:
un secondo obiettore della Svizzera italiana ha svolto il SC all'estero
UNA SFIDA È SEMPRE UTILE

Cari lettori, vi voglio raccontare la mia esperienza anche se non ha niente di straordinario, l'unico forse è quello di essere riuscito a partire all'estero per una causa a cui credo profondamente.
Poco più di un anno fa' stavo preparando assieme a mia moglie ed i tre bambini le valigie per la partenza in Bolivia dove ho svolto i miei ultimi 6 mesi di SC. Non dimentico certamente la burocrazia svolta per ottenere il permesso d'impiego all'estero.
Iniziando comunque con ordine desidero riassumere un poco tutti i passi a cui ho dovuto, ma che certamente quasi tutti devono, sottostare prima di riuscire ad oltrepassare le nostre frontiere per recarsi oltre confine.
Come molti di voi sanno i luoghi d'impiego riconosciuti ed accettati per svolgere all'estero il proprio SC sono ben pochi. Due anni fa', giunto il momento della scelta, l'ufficio regionale di Lugano mi proponeva unicamente la Conferenza Missionaria come organo d'impiego per l'estero. Chiaramente presi contatto immediatamente con loro però non ebbi nessuna chance perché sul luogo, in Colombia, non c'era più posto.
Essendo io stesso presidente di un'associazione ticinese denominata GSGB (Gruppo di sostegno ai Guaranì della Bolivia) presi l'iniziativa e con il consenso del nostro gruppo, ci siamo proposti quale istituto d'impiego per l'invio di nuovi volontari all'estero. Secondo le regola del SC, il rappresentante dell'organizzazione riconosciuta non può essere lui stesso impiegato. Per esempio il direttore o semplicemente l'infermiere dell'ospedale XYZ non possono svolgere il SC all'interno dell'ospedale XYZ; questo ovviamente per evitare un doppione della propria attività normale.
Il nostro caso, quale gruppo a favore di uno sviluppo all'estero, è ben diverso perché in Svizzera l'attività è anzitutto senza scopo di lucro e puramente informativa con raccolta di eventuali fondi da destinare all'estero. Tali fondi vanno poi ad un'organizzazione locale che lavora sul posto, totalmente indipendente, che appoggia una cultura indigena.
Le difficoltà o forse meglio le barriere "ideologiche" iniziavano a farsi sentire: un'organizzazione locale con a capo un Boliviano responsabile dell'impiego di un volontario svizzero al SC!
Sinceramente all'inizio non avremmo mai pensato di riuscire a trovare il cammino giusto per presentare a Berna il "profilo" adeguato del nostro Gruppo; grazie a Dio però il filo conduttore iniziò a prendere una linea unica dalla Bolivia sino a Lugano-Berna. Dopo 6 mesi di trattative e di telefonate varie, tra uffici cantonali e federali, finalmente riceviamo l'accettazione del nostro Gruppo quale istituto d'impiego per volontari del SC all'estero; un mese prima della data del mio regolare impiego al SC!
Per me e soprattutto per la nostra famiglia questi 6 mesi di SC sono stati un'esperienza unica. L'apertura verso un nuovo mondo, dove da una parte mi trovavo coinvolto nello svolgimento del mio impiego quale volontario e dall'altra un'esperienza famigliare che ti permette nel più concreto dei modi di vivere e toccare i valori fondamentali dell'essere uomini (umiltà, apertura, condivisione, ecc.). Non dimenticheremo mai, specialmente i nostri figli che regolarmente ne parlano, i bambini Guaranì, aperti sin dall'inizio a voler condividere le loro piccole cose legate alla natura. Nostro figlio maggiore di 6 anni una sera prima di coricarsi, dopo 3 mesi dal rientro in Svizzera, ci disse: "qui non ho veri amici come in Bolivia, laggiù in qualunque posto vai ti ospitano, parli, giuochi e non ti senti mai solo". Questo suo sentimento ci fa ogni giorno riflettere sull'individualismo a cui qui in occidente siamo confrontati. Ognuno si sente autosufficiente in tutto, il condividere è ormai un gesto fuori moda, dimenticato o peggio ancora non più necessario.
Concludo invitando tutti coloro che sono contrari ad un SC all'estero affinché non dimentichino che le frontiere "politiche" non racchiudono quelle dell'umanità soprattutto se queste ultime sono un pretesto per affermare che i bisogni sono molti anche qui in Svizzera: cadremmo inevitabilmente nel vortice della non condivisione.
Renzo Dotti
(da Obiezione! no. 36, marzo 2000)

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