Esperienza presso la Pro Infirmis

Pubblicato: Lunedì, 19 Luglio 2010

La mia decisione, la domanda, l'esame d'ammissione e poi il SC presso la Pro Infirmis
IL SERVIZIO CIVILE NON È UNA VACANZA!

Mi chiamo Raffaele, ho 21 anni e sono un obiettore di coscienza. Ho scelto la lunga e tortuosa strada che porta al SC, invece di seguire quella più affollata del SM.
Ho svolto la SR come soldato informatore nelle truppe di trasmissione della mobilitazione, ma sin dall'inizio non mi sono sentito parte di questo mondo. Ho quindi deciso, finita la SR,, di chiedere di entrare a fare parte del SC.
La strada che porta un soldato a divenire un obiettore di coscienza è lunga e stancante, fatta di insopportabili attese. Dopo aver scritto una lettera mettendo in luce le motivazioni per le quali non riuscivo a far coincidere il militare con i miei principi morali ho dovuto aspettare diverse settimane prima di avere una risposta, poi ho dovuto aspettare altre settimane per fare il colloquio a Berna e poi ancora aspettare per avere la risposta della mia accettazione. È questo continuo dover aspettare che pesa psicologicamente ai giovani che vogliono svolgere il SC.
A mio avviso è problematico anche l'aspetto del colloquio; poiché ci si trova davanti a una commissione che deve decidere su come si svolgerà una parte importante della vita degli aspiranti obiettori di coscienza. È infatti difficile esporre davanti a sconosciuti i propri problemi, le proprie angosce e i propri principi di vita.
Ma tutta questa fatica vale sicuramente la pena se alla fine si riesce a svolgere il SC in sostituzione di quello militare. Io ho appena terminato i miei primi quattro mesi di SC presso la Pro Infirmis di Bellinzona ed è stata un'esperienza veramente bella. L'arricchimento dato da ogni istante di SC è tale che, da quando ho cominciato, mi sento una persona molto diversa.
Il SC presso un'organizzazione come la Pro Infirmis, non è una vacanza. Il lavoro richiesto non è fisicamente impegnativo ma lo è molto psicologicamente. Bisogna avere una forte motivazione per svolgere un'attività del genere; non è infatti sempre facile avvicinarsi a persone con problemi che ci sembrano così grandi e soprattutto non è facile riuscire a dimenticare questi problemi quando si ritorna a casa la sera.
Alla Pro Infirmis mi occupavo del servizio di sostegno alle famiglie. Mi recavo a casa delle persone portatrici di handicap e cercavo di soddisfare i loro desideri, portandoli in giro, facendo loro compagnia,... Le mie conoscenze dell'handicap, all'inizio del SC, erano quasi nulle. Sono stato però ben istruito e avvicinato alle varie forme di handicap, così da capirle e cercare di adattare il mio comportamento.
Ora che ho terminato il SC presso la Pro Infirmis posso stilare un bilancio sicuramente positivo. L'arricchimento che si ha svolgendo il SC non si può raggiungere frequentando nessun corso; bisogna vivere questa esperienza per sapere quanto riesce a dare. Bisogna infatti anche essere pronti a dare, pronti ad impegnarsi emotivamente, poiché il SC è un vero e proprio scambio.
Io mi auguro che in futuro siano sempre di più i giovani che cercheranno di svolgere il SC poiché sono molti gli istituti che necessitano volontari. Ricordo, e qui concludo, che è meglio aiutare una persona portatrice di handicap che imparare a uccidere.
Raffaele Züger
(da Obiezione! no. 31 dicembre 1998)

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