Esperienza presso il Centro residenziale per tossicodipendenti di Gerra Piano

Published: Monday, 19 July 2010

Esperienza di SC presso il Centro residenziale a medio termine per tossicodipendenti di Gerra Piano
CONFRONTO DIRETTO CON IL PROBLEMA DROGA

Esattamente un mese fa, terminavo il mio secondo periodo di SC.
Questa volta ho pensato di fare un'esperienza diversa da quella dello scorso anno e ho scelto il Centro Residenziale Medio Termine (CRMT) di Gerra Piano, per lavorare nelle tossicodipendenze.
Gestito da Comunità Familiare, il CRMT di Gerra Piano accoglie un massimo di dodici persone che, indirizzate e sostenute da un operatore dell'Antenna cui esse fanno riferimento, giungono al Centro dopo aver svolto un periodo di disintossicazione in una struttura ospedaliera, ed è composto da un'équipe di nove operatori coordinati da un capo équipe.
Il Centro, a metà strada tra l'Antenna e la Comunità a più lungo termine, e verso quest'ultima può proseguire il lavoro individuale del residente che può anche decidere, terminati i quattro mesi previsti, di fare ritorno a casa, oppure di interrompere il contratto anzitempo. Questa decisione può pure essere presa dall'équipe del Centro, qualora sussistano motivi importanti per farlo.
Quindi gli utenti sono sostenuti all'interno del Centro dagli educatori per quanto riguarda il lavoro individuale e partecipano alle attività dei laboratori di cucina, pulizia e falegnameria, e alla mezza giornata settimanale di sport. Sono inoltre previste le uscite in gruppo con l'operatore e quelle individuali, che sono da coordinare con il proprio operatore di riferimento. Infine, ogni fine mese viene svolta la sintesi, termine che significa fare il punto individuale degli obiettivi previsti e di quelli raggiunti.
Mi sono dilungato nella presentazione del Centro perchè mi auguro che altri obiettori decidano di lavorarvi e di fare un'esperienza positiva come la mia.
Da giugno ad ottobre 1998 mi sono confrontato per la prima volta in maniera così diretta con il problema droga. Ho posto domande diverse agli operatori e ai residenti sull'argomento. Ho avuto la possibilità di parlare dell'argomento con loro e hanno risposto alle mie curiosità sempre apertamente. Ho capito, per citare qualcuno, che la droga è un cerotto che si mette su una ferita più profonda. Adesso ho un punto di vista più ampio, flessibile ed è questa la cosa più grande che porto dall'esperienza al CRMT,
I miei compiti all'interno del Centro erano limitati dal fatto di non essere un professionista, e così ho cercato di ritagliarmi un mio spazio. Non ho tenuto mai colloqui individuali, partecipavo alle riunioni d'équipe, non avevo residenti di cui occuparmi come operatore di riferimento, ed ho assistito solo alla fine ai gruppi con i residenti e i due operatori che li curavano.
Dopo le prime due settimane iniziali di valutazione, ho scelto di lavorare nell'atelier di falegnameria; ho cercato di lavorare sul piano che più mi veniva facile e che meno, mi sembra, richiedeva professionalità, ossia quello dell'entrare in relazione con i residenti. Il campo estivo di agosto, una settimana in Leventina con diverse capanne, mi ha dato un ulteriore aiuto nel compito che mi ero prefisso.
Sul piano relazionale sono riuscito a centrare l'obiettivo, tenuto conto dell'ottimo ambiente che siamo riusciti a creare con una figura un po' ibrida come la mia. Le cene d'addio dei residenti, come del resto la mia, sono state sempre molto belle.
Ho saputo rispettare i miei limiti e, con l'aiuto reciproco di operatori e residenti, questi quattro mesi sono trascorsi senza problemi.
Dal CRMT mi porto un'interessante esperienza di quattro mesi, densa, e una galleria di volti e situazioni umane particolari a cui non ero abituato. So in una certa misura quanto io ho potuto dare loro; loro a me certamente hanno dato di più.
Carlo Duchosal
(da Obiezione! no. 31, dicembre 1998)

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